Capo IV - SORVEGLIANZA SANITARIA.
Capo III - PREVENZIONE INCENDI, EVACUAZIONE DEI LAVORATORI,
PRONTO SOCCORSO
Art. 12. -
Disposizioni generali.
1. Ai fini degli adempimenti di cui all'art. 4, comma 5, lettera q), il datore di lavoro:
a) organizza i necessari rapporti con i servizi
pubblici competenti in materia di pronto soccorso, salvataggio, lotta
antincendio e gestione dell'emergenza;
b) designa preventivamente i lavoratori incaricati di attuare le misure di
cui all'art. 4 comma 5 lett. a);
c) informa tutti i lavoratori che possono essere
esposti ad un pericolo grave ed immediato circa le misure predisposte ed i comportamenti
da adottare;
d) programma gli interventi, prende i provvedimenti e
dà istruzioni affinché i lavoratori possano, in caso di pericolo grave ed
immediato che non può essere evitato, cessare la loro attività, ovvero mettersi
al sicuro, abbandonando immediatamente il luogo di lavoro;
e) prende i provvedimenti necessari affinché
qualsiasi lavoratore, in caso di pericolo grave ed immediato per la propria
sicurezza ovvero per quella di altre persone e
nell'impossibilità di contattare il competente superiore gerarchico, possa
prendere le misure adeguate per evitare le conseguenze di tale pericolo,
tenendo conto delle sue conoscenze e dei mezzi tecnici disponibili.
2. Ai fini delle designazioni di
cui al comma 1, lettera b), il datore di lavoro tiene conto delle
dimensioni dell'azienda ovvero dei rischi specifici dell'azienda ovvero
dell'unità produttiva.
3. I lavoratori non possono, se non per giustificato
motivo, rifiutare la designazione. Essi devono essere formati, essere in numero
sufficiente e disporre di attrezzature adeguate,
tenendo conto delle dimensioni ovvero dei rischi specifici dell'azienda ovvero
dell'unità produttiva.
4. Il datore di lavoro deve, salvo eccezioni
debitamente motivate, astenersi dal chiedere ai lavoratori di riprendere la loro
attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave ed
immediato.
Art. 13. -
Prevenzione incendi.
1. Fermo restando quanto previsto dal decreto del
Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577, i Ministri dell'interno, del
lavoro e della previdenza sociale, in relazione al
tipo di attività, al numero dei lavoratori occupati ed ai fattori di rischio,
adottano uno o più decreti nei quali sono definiti:
a) i criteri diretti ad individuare:
1) misure intese ad evitare l'insorgere di un
incendio e a limitarne le conseguenze qualora esso si
verifichi;
2) misure precauzionali di esercizio;
3) metodi di controllo e manutenzione degli impianti
e delle attrezzature antincendio;
4) criteri per la gestione delle emergenze;
b) le caratteristiche dello specifico servizio di
prevenzione e protezione antincendio di cui all'art. 12, compresi i requisiti
del personale addetto e la sua formazione.
2. Per il settore minerario il
decreto di cui al comma 1 è adottato dai Ministri dell'interno, del lavoro e
della previdenza sociale e dell'industria, del commercio e dell'artigianato.
Art. 14. -
Diritti dei lavoratori in caso di pericolo grave ed immediato.
1. Il lavoratore che, in caso di pericolo grave,
immediato e che non può essere evitato, si allontana dal posto di lavoro ovvero
da una zona pericolosa, non può subire pregiudizio alcuno e deve essere
protetto da qualsiasi conseguenza dannosa.
2. Il lavoratore che, in caso di pericolo grave e
immediato e nell'impossibilità di contattare il
competente superiore gerarchico, prende misure per evitare le conseguenze di
tale pericolo, non può subire pregiudizio per tale azione, a meno che non abbia
commesso una grave negligenza.
Art. 15. -
Pronto soccorso.
1. Il datore di lavoro, tenendo conto della natura
dell'attività e delle dimensioni dell'azienda ovvero dell'unità produttiva,
sentito il medico competente ove previsto, prende i provvedimenti necessari in
materia di pronto soccorso e di assistenza medica di
emergenza, tenendo conto delle altre eventuali persone presenti sui luoghi di
lavoro e stabilendo i necessari rapporti con i servizi esterni, anche per il
trasporto dei lavoratori infortunati.
2. Il datore di lavoro, qualora non vi provveda
direttamente, designa uno o più lavoratori incaricati dell'attuazione dei
provvedimenti di cui al comma 1.
3. Le caratteristiche minime delle attrezzature di
pronto soccorso, i requisiti del personale addetto e la sua formazione sono
individuati in relazione alla natura dell'attività, al
numero dei lavoratori occupati e ai fattori di rischio, con decreto dei
Ministri della sanità, del lavoro e della previdenza sociale, della funzione
pubblica e dell'industria, del commercio e dell'artigianato, sentita la
commissione consultiva permanente e il Consiglio superiore di sanità.
4. Fino all'emanazione del decreto
di cui al comma 3 si applicano le disposizioni vigenti in materia.
Art. 16. -
Contenuto della sorveglianza sanitaria.
1. La sorveglianza sanitaria è effettuata
nei casi previsti dalla normativa vigente.
2. La sorveglianza di cui al comma 1 è effettuata dal medico competente e comprende:
a) accertamenti preventivi intesi a constatare l'assenza di controindicazioni al lavoro cui i
lavoratori sono destinati, ai fini della valutazione della loro idoneità alla
mansione specifica;
b) accertamenti periodici per controllare lo stato di
salute dei lavoratori ed esprimere il giudizio di idoneità
alla mansione specifica.
3. Gli accertamenti di cui l
comma 2 comprendono esami clinici e biologici e indagini diagnostiche mirati al
rischio ritenti necessari dal medico competente.
Art. 17. - Il
medico competente.
1. Il medico competente:
a) collabora con il datore di lavoro e con il
servizio di prevenzione e protezione di cui all'art. 8, sulla base della
specifica conoscenza dell'organizzazione dell'azienda
ovvero dell'unità produttiva e delle situazioni di rischio, alla
predisposizione dell'attuazione delle misure per la tutela della salute e
dell'integrità psico-fisica dei lavoratori;
b) effettua gli accertamenti
sanitari di cui all'art. 16;
c) esprime i giudizi di idoneità
alla mansione specifica al lavoro, di cui all'art. 16;
d) istituisce ed aggiorna, sotto la propria
responsabilità, per ogni lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria, una
cartella sanitaria e di rischio da custodire presso il datore di lavoro con salvaguardia del segreto professionale;
e) fornisce informazioni ai lavoratori sul
significato degli accertamenti sanitari cui sono sottoposti e, nel caso di esposizione ad agenti con effetti a lungo termine, sulla
necessità di sottoporsi ad accertamenti sanitari anche dopo la cessazione
dell'attività che comporta l'esposizione a tali agenti. Fornisce altresì, a
richiesta, informazioni analoghe ai rappresentanti dei lavoratori per la
sicurezza;
f) informa ogni lavoratore interessato dei risultati
degli accertamenti sanitari di cui alla lettera b) e,
a richiesta dello stesso, gli rilascia copia della documentazione sanitaria;
g) comunica, in occasione delle riunioni di cui
all'art. 11, ai rappresentanti per la sicurezza, i risultati anonimi collettivi
degli accertamenti clinici e strumentali effettuati e
fornisce indicazioni sul significato di detti risultati;
h) congiuntamente al responsabile del servizio di
prevenzione e protezione dai rischi, visita gli ambienti di lavoro almeno due
volte all'anno e partecipa alla programmazione del
controllo dell'esposizione dei lavoratori i cui risultati gli sono forniti con
tempestività ai fini delle valutazioni e dei pareri di competenza;
i) fatti salvi i controlli
sanitari di cui alla lettera b), effettua le visite mediche richieste dal
lavoratore qualora tale richiesta sia correlata ai rischi professionali;
l) collabora con il datore di lavoro alla
predisposizione del servizio di pronto soccorso di cui
all'art. 15;
m) collabora all'attività di formazione e informazione
di cui al capo VI.
2. Il medico competente può avvalersi, per motivate
ragioni, della collaborazione di medici specialisti scelti dal datore di lavoro
che ne sopporta gli oneri.
3. Qualora il medico
competente, a seguito degli accertamenti di cui all'art. 16, comma 2, esprima
un giudizio sull'inidoneità parziale o temporanea o totale del lavoratore, ne
informa per iscritto il datore di lavoro e il lavoratore.
4. Avverso il giudizio di cui al comma 3 è ammesso
ricorso, entro trenta giorni dalla data di comunicazione del giudizio medesimo,
all'organo di vigilanza territorialmente competente che dispone, dopo eventuali
ulteriori accertamenti, la conferma, la modifica o la
revoca del giudizio stesso.
5. Il medico competente svolge la propria opera in qualità di:
a) dipendente da una struttura esterna pubblica o
privata convenzionata con l'imprenditore per lo svolgimento dei compiti di cui
al presente capo;
b) libero professionista;
c) dipendente del datore di lavoro.
6. Qualora il medico competente sia dipendente del
datore di lavoro, questi gli fornisce i mezzi e gli
assicura le condizioni necessarie per lo svolgimento dei suoi compiti.
7. Il dipendente di una struttura pubblica non può
svolgere l'attività di medico competente (...) qualora esplichi
attività di vigilanza.
Capo V - CONSULTAZIONE E PARTECIPAZIONE DEI LAVORATORI.
Art. 18. -
Rappresentante per la sicurezza.
1. In tutte le aziende, o unità produttive, è eletto o designato il rappresentante per la sicurezza.
2. Nelle aziende, o unità produttive, che occupano
sino a 15 dipendenti il rappresentante per la
sicurezza è eletto direttamente da lavoratori al loro interno. Nelle aziende
che occupano fino a 15 dipendenti il rappresentante
per la sicurezza può essere individuato per più aziende nell'ambito
territoriale ovvero del comparto produttivo. Esso può essere designato o eletto
dai lavoratori nell'ambito delle rappresentanze sindacali, così come definite
dalla contrattazione collettiva di riferimento.
3. Nelle aziende, ovvero unità produttive, con più di
15 dipendenti il rappresentante per la sicurezza è eletto o designato dai
lavoratori nell'ambito delle rappresentanze sindacali in azienda.
In assenza di tali rappresentanze, è eletto dai
lavoratori dell'azienda al loro interno.
4. Il numero, le modalità di
designazione o di elezione del rappresentante per la sicurezza, nonché il tempo
di lavoro retribuito e gli strumenti per l'espletamento delle funzioni, sono
stabiliti in sede di contrattazione collettiva.
5. In caso di mancato accordo nella contrattazione
collettiva di cui al comma 4, il Ministro del lavoro e della previdenza
sociale, sentite le parti, stabilisce con proprio decreto, da emanarsi entro
tre mesi dalla comunicazione del mancato accordo, gli standards
relativi alle materie di cui al comma 4. Per le
amministrazioni pubbliche provvede il Ministro per la
funzione pubblica sentite le organizzazioni sindacali maggiormente
rappresentative sul piano nazionale.
6. In ogni caso il numero minimo dei rappresentanti
di cui al comma 1 è il seguente:
a) un rappresentante nelle aziende ovvero unità
produttive sino a 200 dipendenti;
b) tre rappresentanti nelle aziende ovvero unità
produttive da 201 a 1000 dipendenti;
c) sei rappresentanti in tutte le altre aziende
ovvero unità produttive.
7. Le modalità e i contenuti
specifici della formazione del rappresentante per la sicurezza sono stabiliti
in sede di contrattazione collettiva nazionale di categoria con il rispetto dei
contenuti minimi previsti dal decreto di cui all'art.22,
comma 7.
Art. 19. -
Attribuzioni del rappresentante per la sicurezza.
1. Il rappresentante per la sicurezza:
a) accede ai luoghi di
lavoro in cui si svolgono le lavorazioni;
b) è consultato preventivamente e tempestivamente in ordine alla valutazione dei rischi, alla individuazione,
programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione nell'azienda ovvero
unità produttiva;
c) è consultato sulla designazione degli addetti al
servizio di prevenzione, all'attività di prevenzione incendi, al pronto
soccorso, alla evacuazione dei lavoratori;
d) è consultato in merito all'organizzazione della
formazione di cui all'art. 22, comma 5;
e) riceve le informazioni e la documentazione
aziendale inerente la valutazione dei rischi e le
misure di prevenzione relative, nonché quelle inerenti le sostanze e i
preparati pericolosi, le macchine, gli impianti, l'organizzazione e gli
ambienti di lavoro, gli infortuni e le malattie professionali;
f) riceve le informazioni provenienti dai servizi di
vigilanza;
g) riceve una formazione adeguata, comunque
non inferiore a quella prevista dall'art. 22;
h) promuove l'elaborazione, l'individuazione e
l'attuazione delle misure di prevenzione idonee a tutelare la salute e
l'integrità fisica dei lavoratori;
i) formula osservazioni in occasione di visite e
verifiche effettuate dalle autorità competenti;
l) partecipa alla riunione periodica di cui all'art.
11;
m) fa proposte in merito all'attività di prevenzione;
n) avverte il responsabile dell'azienda dei rischi
individuati nel corso della sua attività;
o) può fare ricorso alle autorità competenti qualora
ritenga che le misure di prevenzione e protezione dai rischi adottate dal
datore di lavoro e i mezzi impiegati per attuarle non sono idonei a garantire
la sicurezza e la salute durante il lavoro.
2. Il rappresentante per la sicurezza deve disporre del tempo necessario allo svolgimento dell'incarico
senza perdita di retribuzione, nonché dei mezzi necessari per l'esercizio delle
funzioni e delle facoltà riconosciutegli.
3. Le modalità per
l'esercizio delle funzioni di cui al comma 1 sono stabilite in sede di
contrattazione collettiva nazionale.
4. Il rappresentante per la sicurezza non può subire
pregiudizio alcuno a causa dello svolgimento della propria attività e nei suoi
confronti si applicano le stesse tutele previste dalla legge per le
rappresentanze sindacali.
5. Il rappresentante per la sicurezza ha accesso, per
l'espletamento della sua funzione, al documento di cui all'art. 4, commi 2 e 3,
nonché al registro degli infortuni sul lavoro di cui
all'art. 4, comma 5, lettera o).
Art. 20. -
Organismi paritetici.
1. A livello territoriale sono costituiti organismi
paritetici tra le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei
lavoratori, con funzioni di orientamento e di
promozione di iniziative formative nei confronti dei lavoratori. Tali organismi
sono inoltre prima istanza di riferimento in merito a
controversie sorte sull'applicazione dei diritti di rappresentanza,
informazione e formazione, previsti dalle norme vigenti.
2. Sono fatti salvi, ai fini del comma 1, gli
organismi bilaterali o partecipativi previsti da accordi interconfederali, di
categoria, nazionali, territoriali o aziendali.
3. Agli effetti dell'art. 10 del
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, gli organismi di cui al comma 1
sono parificati alla rappresentanza indicata nel medesimo articolo.
Capo VI - INFORMAZIONE E FORMAZIONE DEI LAVORATORI.
Art. 21. -
Informazione dei lavoratori.
1. Il datore di lavoro provvede affinché ciascun
lavoratore riceva un'adeguata informazione su:
a) i rischi per la sicurezza e la
salute connessi all'attività dell'impresa in generale;
b) le misure e le attività di protezione e prevenzione
adottate;
c) i rischi specifici cui è esposto in relazione all'attività svolta, le normative di sicurezza
e le disposizioni aziendali in materia;
d) i pericoli connessi all'uso delle sostanze e dei
preparati pericolosi sulla base delle schede dei dati
di sicurezza previste dalla normativa vigente e dalle norme di buona tecnica;
e) le procedure che riguardano il pronto soccorso, la
lotta antincendio, l'evacuazione dei lavoratori;
f) il responsabile del servizio di prevenzione e protezione
ed il medico competente;
g) i nominativi dei
lavoratori incaricati di applicare le misure di cui agli articoli 12 e 15.
2. Il datore di lavoro fornisce le informazioni di
cui al comma 1, lettere a), b), c), anche ai lavoratori di cui all'art. 1, comma 3.
Art. 22. -
Formazione dei lavoratori.
1. Il datore di lavoro (...) assicura che ciascun lavoratore, ivi
compresi i lavoratori di cui all'art. 1, comma 3,
riceva una formazione sufficiente ed adeguata in materia di sicurezza e di
salute, con particolare riferimento al proprio posto di lavoro e alle proprie
mansioni.
2. La formazione deve avvenire in occasione:
a) dell'assunzione;
b) del trasferimento o cambiamento di mansioni;
c) dell'introduzione di nuove attrezzature d lavoro o
di nuove tecnologie, di nuove sostanze e preparati pericolosi.
3. La formazione deve essere periodicamente ripetuta in relazione all'evoluzione dei rischi ovvero all'insorgenza
di nuovi rischi.
4. Il rappresentante per la sicurezza ha diritto ad
una formazione particolare in materia di salute e sicurezza, concernente la
normativa in materia di sicurezza e salute e i rischi specifici esistenti nel
proprio ambito di rappresentanza, tale da assicurargli adeguate nozioni sulle
principali tecniche di controllo e prevenzione dei rischi stessi.
5. I lavoratori incaricati dell'attività di
prevenzione incendi e lotta antincendio, di
evacuazione dei lavoratori in caso di pericolo grave e immediato, di
salvataggio, di pronto soccorso e, comunque di gestione dell'emergenza
devono essere adeguatamente formati.
6. La formazione dei lavoratori e quella dei loro
rappresentanti di cui al comma 4 deve avvenire, in
collaborazione con gli organismi paritetici di cui all'art. 20, durante
l'orario di lavoro e non può comportare oneri economici a carico dei
lavoratori.
7. I Ministri del lavoro e della previdenza sociale e
della sanità, sentita la commissione consultiva permanente, possono stabilire i
contenuti minimi della formazione dei lavoratori, dei rappresentanti per la
sicurezza e dei datori di lavoro di cui all'art. 10,
comma 3, tenendo anche conto delle dimensioni e della tipologia delle imprese.
Capo VII - DISPOSIZIONI CONCERNENTI LA PUBBLICA
AMMINISTRAZIONE.
Art. 23. - V i
g i l a n z a.
1. La vigilanza sull'applicazione della legislazione
in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro è svolta dalla unità sanitaria locale e, per quanto di specifica
competenza, dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché, per il settore
minerario, dal Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato, e
per le industrie estrattive di seconda categoria e le acque minerali e termali
dalle regioni e province autonome di Trento e di Bolzano.
2. Ferme restando le competenze in materia di
vigilanza attribuite dalla legislazione vigente all'ispettorato del lavoro,
per attività lavorative comportanti rischi particolarmente elevati, da
individuare con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta dei Ministri del lavoro e della previdenza
sociale e della sanità, sentita la commissione consultiva permanente,
l'attività di vigilanza sull'applicazione della legislazione in materia di
sicurezza può essere esercitata anche dall'ispettorato del lavoro che ne
informa preventivamente il servizio di prevenzione e sicurezza della unità
sanitaria locale competente per territorio.
3. Il decreto di cui al comma 2 deve essere emanato
entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del
presente decreto.
4. Restano ferme le competenze in materia di
sicurezza e salute dei lavoratori attribuite dalle
disposizioni vigenti agli uffici di sanità aerea e marittima e alle autorità
marittime, portuali e aeroportuali, per quanto riguarda la sicurezza dei
lavoratori a bordo di navi e di aeromobili e in ambito portuale e aeroportuale,
e ai servizi sanitari e tecnici istituiti per le Forze armate e per le Forze di
polizia; i predetti servizi sono competenti altresì per le aree riservate o
operative e per quelle che presentano analoghe esigenze da individuarsi, anche
per quel che riguarda le modalità di attuazione, con decreto del ministro
competente di concerto con i ministri del lavoro e della previdenza sociale e
della sanità. L'amministrazione della giustizia può avvalersi dei servizi
istituiti per le Forze armate e di polizia, anche mediante convenzione con i
rispettivi ministeri, nonchè dei servizi istituiti
con riferimento alle strutture penitenziarie.
Art. 24.-
Informazione, consulenza, assistenza.
1. Le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano, il Ministero dell'interno tramite le strutture del Corpo
nazionale dei vigili del fuoco, l'Istituto Superiore per la prevenzione e
sicurezza sul lavoro anche mediante
i propri dipartimenti periferici, il Ministero del lavoro e della previdenza
sociale, per mezzo degli ispettorati del lavoro, il Ministero dell'industria,
del commercio e dell'artigianato, per il settore estrattivo, tramite gli uffici
della Direzione generale delle miniere, l'Istituto italiano di medicina
sociale, l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul
lavoro e gli enti di patronato, svolgono attività di informazione,
consulenza ed assistenza in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro,
in particolare nei confronti delle imprese artigiane e delle piccole e medie
imprese e delle rispettive associazioni dei datori di lavoro.
2. L'attività di consulenza non può essere prestata
dai soggetti che svolgono attività di controllo e di vigilanza.
Art. 25. -
Coordinamento.
1. Con atto di indirizzo e
coordinamento, da emanarsi, su proposta dei Ministri del lavoro e della
previdenza sociale e della sanità, previa deliberazione del Consiglio dei
Ministri, entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto,
sono individuati criteri al fine di assicurare unità ed omogeneità di
comportamenti in tutto il territorio nazionale nell'applicazione delle
disposizioni in materia di sicurezza e salute dei lavoratori e di
radioprotezione.
Art. 26. - Commissione consultiva permanente per la prevenzione degli infortuni
e l'igiene del lavoro.
1. L'art. 393 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, è sostituito dal
seguente:
(...)
2. L'art. 394 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, è sostituito dal
seguente:
[...].
Art. 27 -
Comitati regionali di coordinamento.
1. Con atto di indirizzo e
coordinamento, da emanarsi entro un anno dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, sentita la Conferenza Stato-regioni,
su proposta dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale e della sanità,
previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, sono individuati criteri
generali relativi all'individuazione di organi operanti nella materia della
sicurezza e della salute sul luogo di lavoro al fine di realizzare uniformità
di interventi ed il necessario raccordo con la commissione consultiva
permanente.
2. Alle riunioni della Conferenza Stato-regioni,
convocate per i pareri di cui al comma 1, partecipano i rappresentanti
dell'ANCI, dell'UPI e dell'UNICEM.
Art. 28. -
Adeguamenti al progresso tecnico.
1. Con decreto del Ministro del lavoro e della
previdenza sociale, di concerto con i Ministri della sanità e dell'industria,
del commercio e dell'artigianato, sentita la commissione consultiva permanente:
a) è riconosciuta la conformità alle vigenti norme
per la sicurezza e la salute dei lavoratori sul luogo di lavoro di mezzi e
sistemi di sicurezza [....];
b) si dà attuazione alle direttive in materia di
sicurezza e salute dei lavoratori sul luogo di lavoro della Comunità europea
per le parti in cui modificano modalità esecutive e
caratteristiche di ordine tecnico di altre direttive già recepite
nell'ordinamento nazionale;
c) si provvede all'adeguamento della normativa di
natura strettamente tecnica e degli allegati al presente decreto in relazione al progresso tecnologico.
Capo VIII - STATISTICHE DEGLI INFORTUNI E DELLE MALATTIE
PROFESSIONALI.
Art. 29. - Statistiche degli infortuni e delle malattie professionali.
1. L'INAIL e l'ISPESL si forniscono reciprocamente i
dati relativi agli infortuni ed alle malattie
professionali anche con strumenti telematici.
2. L'ISPESL e L'INAIL indicono una conferenza
permanente di servizio per assicurare il necessario coordinamento in relazione a quanto previsto dall'art. 8, comma 3, del
decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, nonché per verificare
l'adeguatezza dei sistemi di prevenzione ed assicurativi, e per studiare e
proporre soluzioni normative e tecniche atte a ridurre il fenomeno degli
infortuni e delle malattie professionali.
3. I criteri per la raccolta ed elaborazione delle
informazioni relative ai rischi e ai danni derivanti
da infortunio durante l'attività lavorativa sono individuati nelle norme UNI,
riguardanti i parametri per la classificazione dei casi di infortunio, ed i
criteri per il calcolo degli indici di frequenza e gravità e loro successivi
aggiornamenti.
4. Con decreto del Ministro del lavoro e della
previdenza sociale e del Ministro della sanità, sentita la commissione
consultiva permanente, possono essere individuati criteri integrativi di quelli
di cui al comma 3 in relazione a particolari rischi.
5. I criteri per la raccolta e l'elaborazione delle
informazioni relative ai rischi e ai danni derivanti
dalle malattie professionali, nonché ad altre malattie e forme patologiche eziologicamente collegate al lavoro, sono individuati con
decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale e del Ministro della
sanità, sentita la commissione consultiva permanente, sulla base delle norme di
buona tecnica.